Cinema

Retrospettive

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Poster di Alien 3 film del 1992 diretto da David Fincher

 

"La prima volta che ne hanno sentito parlare, l'equipaggio fu sacrificato. La volta successiva mandarono i marines, anch'essi sacrificati. Ora, cosa vi fa pensare che si preoccuperanno per un mucchio di ergastolani che hanno trovato Dio nel profondo culo dell'universo?!"

Questa battuta di Ripley riassume perfettamente cosa fosse, all'epoca della sua uscita, la trilogia di Alien. C'era Alien di Ridley Scott, un grandissimo film. Il suo seguito, Aliens di James Cameron, a sua volta magnifico. Poi arrivò Alien 3, diretto da David Fincher — un film uscito, diciamo così, non proprio nel migliore dei modi, insomma.

Dopo aver dedicato un bel pippone, ma di quelli a due mani proprio, sulla nascita della saga in generale, Alien e Aliens — due film che insieme costruiscono una storia logica e coerente, con un inizio, un centro e una fine — l'intenzione iniziale era di chiudere velocemente il discorso sugli ultimi due capitoli della quadrilogia originale. Tuttavia, Alien 3 è un argomento troppo particolare per essere spicciato così, al volo, in due parole. Ché se Alien e Aliens sono le due facce di una stessa medaglia, Alien 3, semplicemente, non aveva il benché minimo senso di esistere. Che ci vuoi fare, però. Al denaro non si comanda.

Perciò, quando gli studios decidono sia giunto il momento di spremere le tettine della vacca per battere cassa, oh, non c'è logica che tenga. Alien 3 è un argomento particolare, appunto, perché l'esatta dimostrazione di 'sta cosa: una produzione difficile, mandata per frasche per anni e più confusa dell'incubo di un ubriacone molesto. Un incubo nel quale, a un certo punto, s'è trovato in mezzo David Fincher.

La trama e le prime crepe logiche

Alien 3 riparte dalla fine di Aliens: Ellen Ripley, Newt, il caporale Hicks e l'androide Bishop, in viaggio di ritorno sulla Sulaco. Durante il viaggio, un uovo si schiude a bordo e un facehugger si arrampica sulla capsula di Newt; le scansioni mediche rivelano che s'è attaccato a qualcuno dell'equipaggio. Scoppia un incendio, il sistema di bordo espelle le capsule in un modulo di salvataggio che finisce per schiantarsi su Fiorina "Fury" 161 — una ex fonderia adibita a colonia penale, abitata solo da detenuti maschi. Ripley viene tratta in salvo, ma anche il facehugger è sopravvissuto: una volta intrufolatosi nella prigione, infetta Spike, il cane di uno dei detenuti.

Il modulo di salvataggio si schianta sul pianeta prigione Fiorina 161 in Alien 3


Ecco, da questo già si può capire che la cagnara comincia a volare ad altissima quota in meno di cinque minuti di film, solo con una sequenza pensata per collegarsi al film precedente e creare un minimo di suspense verso la grande rivelazione. Chiunque abbia visto almeno uno dei primi due film, ci mette poco a rendersi conto che qualquadra non cosa, insomma. Qualche esempio al volo, così, giuto per gradire?

Primo: nel 1992, la versione canonica della riproduzione degli xenomorfi era quella stabilita da Cameron nel film del 1986. La regina depone le uova per partenogenesi, ma in Aliens si libera della sacca ovipara ben prima dello scontro finale, proprio per correre appresso a Ripley. Perciò, quando avrebbe avuto il tempo di andarsela prima a riprendere - o farsene crescere un'altra, al massimo - e poi risalire a bordo della Sulaco per deporre un uovo?

Secondo: è chiaramente stabilito che un facehugger impiega diverse ore per impiantare l'embrione nell'ospite. In Alien 3, ci mette praticamente il tempo di un rutto. Se consideriamo che le capsule vengono espulse in circa venti secondi e nessuno aveva il facehugger attaccato in faccia, questo significa una gestazione lampo.

Terzo: per quanto si voglia concedere il beneficio del dubbio su 'sta cosa dell'impollinazione istantanea, il facehugger sarebbe comunque dovuto morire dopo aver fecondato l'ospite. Questa è un'altra cosa palesemente stabilita nei due film precedenti; e invece no: ché in Alien 3 il facehugger non solo sopravvive abbastanza da infettare un membro dell'equipaggio, ma pure il cane di uno dei detenuti.

Quarto, l'errore più grave in assoluto: lo schianto delle capsule su Fiorina uccide tutti i personaggi tranne Ripley, vanificando così qualunque tentativo di costruire tensione narrativa. Cioè, chi altro potrebbe mai avere l'alieno in corpo, se non l'unica sopravvissuta? Soprattutto, Hicks, Newt e lo stesso Bishop avevano un potenziale di sviluppo enorme, completamente sprecato pur di riproporre Ripley come protagonista per la terza volta consecutiva, facendole affrontare sostanzialmente le stesse dinamiche viste tredici anni prima nel film del '79.

Newt, Hicks e Bishop nel finale di Aliens, poco prima degli eventi di Alien 3


Nove anni, otto sceneggiatori: la produzione più travagliata della saga

Il punto è che un risultato simile sta nel fatto che lo sviluppo di Alien 3 è stato un parto lunghissimo e travagliato. Una vera battaglia, con decine di bozze scritte e scartate in un ciclo quasi infinito.

Dopo il successo di Aliens, la 20th Century Fox si rivolse alla Brandywine Productions di David Giler e Walter Hill, ché avevano seguito lo sviluppo dei film precedenti. I due, in realtà, non avevano nessuna voglia di fare un altro Alien — per loro, due film bastavano e avanzavano. Alla fine si lasciarono convincere e le prime idee furono decisamente... vogliamo dire bizzarre, sì? Tipo uno script ambientato sulla Terra invasa dagli xenomorfi, con gli alieni che si fondevano in una gigantesca creatura capace di distruggere New York. 

Un concetto scartato perché troppo simile allo Stay Puft Marshmallow Man di Ghostbusters, oltre che semplicemente ridicolo. Un'altra idea, Ripley e Newt a caccia di xenomorfi in una metropoli futuristica, venne accantonata perché troppo simile a Blade Runner con gli alieni al posto dei replicanti.

Alla fine Giler e Hill optarono per una storia in due film, costruita attorno alla Weyland-Yutani in guerra con una fazione militare socialista — una sorta di Unione Sovietica spaziale — che aveva abbandonato la Terra per vivere nello spazio. Protagonista avrebbe dovuto essere Hicks (Michael Biehn), con Ripley di ritorno solo nell'ipotetico Alien 4.

La Fox sganciò i fondi, ma pose due condizioni: alla regia, di nuovo Ridley Scott. Poi, i due film girati contemporaneamente per risparmiare. Scott era interessato ma troppo impegnato. Si tentò allora con Clive Barker, reduce dal successo di Hellraiser, ma pure lui disse grazie, ma no, grazie. Nel settembre 1987 viene allora chiamato William Gibson - paradossalmente già influenzato da Alien per Neuromante - che accettò subito; salvo scontrarsi immediatamente con la produzione che gli impose un budget abbastanza ridicolo ridotto rispetto alla sua idea originale. 

C'era poi la questione di Sigourney Weaver, ancora arrabbiata per il taglio della scena della figlia Amanda in Aliens e per nulla intenzionata a tornare: Gibson dovette costruire una storia che non la coinvolgesse, con Hicks e Bishop protagonisti su una stazione spaziale chiamata Anchorpoint, dove la Weyland-Yutani sperimenta sul materiale organico alieno recuperato dai resti di Bishop.

William Gibson, autore della sceneggiatura mai realizzata di Alien 3 ambientata sulla stazione Anchorpoint


Nella sua versione di Alien 3, dunque, William Gibson decide di usare come protagonisti Hicks e Bishop, riprendendo pure il concetto abbozzato da Hill e Giler della Union of Progressive Peoples in lotta con la Weyland-Yutani. Alla fine sia Anchorpoint che la stazione spaziale UPP sono invase dagli xenomorfi e Hicks e Bishop devono collaborare con i sopravvissuti per distruggere le creature. La sceneggiatura poi termina con un cliffhanger in cui gli xenomorfi modificati geneticamente sono diretti verso la Terra a bordo della Sulaco. Quindi Bishop suggerisce a Hicks che se vogliono salvare la razza umana, devono rintracciare il pianeta originale degli xenomorfi e distruggerli.

Tutto molto suggestivo, certamente. Peccato che nel frattempo, però, il Muro di Berlino era caduto e l'URSS stava per fare la stessa fine — rendendo così una storia di "comunisti nello spazio" improvvisamente fuori tempo massimo. La seconda bozza di Gibson si avvicinò quindi di più ai toni del primo Alien. Entrambe le versioni vennero comunque bocciate: assunto Renny Harlin (Die Hard 2) come regista, si chiese a Gibson di riscrivere ancora insieme a lui, ma dopo una serie di malcontenti Gibson abbandonò il progetto.

A quel punto Giler e Hill rinunciarono all'idea dei due film e assunsero Eric Red (The Hitcher, Near Dark). La sua versione uccideva tutti i personaggi precedenti, Ripley compresa, prima ancora dell'inizio della storia, spostando l'azione su una gigantesca stazione spaziale-città con campi di grano, sotto cui si nascondeva una struttura di ricerca che allevava xenomorfi in segreto. Con un finale in cui l'intera stazione si trasformava in una creatura biomeccanica gigante, tra l'altro. Ecco, con questa sceneggiatura qua, Red ottenne due fantastici risultati in un colpo solo: far scappare Renny Harlin dalla regia e farsi licenziare in tronco.

Aperta e chiusa parentesi: per anni Eric Red è stato preso per il culo a causa di 'sta cosa. In seguito, rinnegò la sceneggiatura affermando che quella spazzatura era il prodotto di un lavoro arrangiato in poche settimane; poche ma intense settimane di continue conferenze e scenate isteriche dello studio che metteva fretta per produrre qualcosa al più presto, perciò il risultato fu completamente orribile. Comunque.

Concept art del planetoide-monastero di legno ideato da Vincent Ward per la sceneggiatura scartata di Alien 3


Tolto da mezzo Eric Red, arriva quindi David Twohy (futuro regista di Pitch Black) con una versione ambientata su una prigione spaziale orbitante chiamata Moloch Island, dove la Weyland-Yutani alleva xenomorfi illegalmente usando i detenuti come esche. Le cose sembravano finalmente prendere forma — tanto da assumere Vincent Ward come regista. Peccato che Ward accettasse solo a patto di usare una propria sceneggiatura, scritta con John Fasano: ambientata su Arceon, un planetoide-monastero di legno abitato da monaci luddisti, dove Ripley precipita insieme a un facehugger, cosa interpretata dai religiosi come punizione divina per i loro peccati e cazzate di questo genere. Twohy, saputo del cambio, abbandonò a sua volta.

Dettaglio del planetoide-monastero di legno ideato da Vincent Ward per la sceneggiatura scartata di Alien 3


Il progetto di Ward andò avanti fino alla costruzione di set e storyboard, ma anche a lui, nonostante le promesse di pieno controllo creativo, la Fox affiancò altri sceneggiatori (Greg Pruss e Larry Ferguson) per riscrivere tutto. Anche Ward, come Twohy prima di lui, se ne andò. A questo punto Hill e Giler presero le sceneggiature di Twohy, Ward e tutto quanto scritto nel mezzo, fondendole in un vero mostro di Frankenstein.

L'arrivo di David Fincher: un ragazzo di ventinove anni contro tutti

Fu a questo punto che venne assunto David Fincher. Ventinove anni, nessun lungometraggio all'attivo, solo videoclip musicali e spot pubblicitari. Per questo alla Fox pensarono: tanto questo fino a ieri beveva l'acqua dalle pozzanghere. Ce lo voltiamo e ce lo giriamo come una cotoletta nella padella e lui è pure contento di fare il pupazzetto. Eh, come no. Insolitamente, David Fincher dimostrò di avere due palle grosse così.

David Fincher e Sigourney Weaver sul set di Alien 3, al suo esordio come regista di un lungometraggio


Fincher non ha mai fatto mistero del proprio odio per Alien 3, arrivando a dire in più occasioni che probabilmente nessuno al mondo lo detesta quanto lui. Durante la produzione subì ingerenze continue: gli venne consegnata la sceneggiatura raffazzonata di Giler e Hill, nemmeno completa, con l'invito implicito ad arrangiarsi; e quando alla Fox, poi, si resero conto che non avevano tra le mani il pupazzetto che credevano, la situazione peggiorò ulteriormente.

Cioè, rendiamoci conto: in totale, a scrivere Alien 3 — dal 1986 in poi — si sono avvicendati Giler, Hill, William Gibson, Eric Red, David Twohy, Vincent Ward, John Fasano, Greg Pruss e Larry Ferguson; e manco finisce qui. Fincher dovette completare personalmente il copione, aiutato dallo sceneggiatore Rex Pickett, che revisionò gran parte del lavoro dei predecessori. Salvo poi essere licenziato in tronco, colpevole di aver appoggiato Fincher contro lo studio.

Cinque anni e sette milioni di dollari spesi solo in sceneggiature dopo, siamo arrivati al 1991 a riprese iniziate e con la storia ancora incompleta. La cosa buffa è che pure durante le riprese vere e proprie, la produzione continuava a inviare pagine riscritte via fax da girare il giorno successivo, con l'imperativo di adattare, dove possibile, la trama ai costosi set già costruiti, invece del contrario.

All'uscita, Alien 3 fu un flop bello pesante: critiche negative, fan scontenti e come se non bastasse, pure gente di un certo livello a infierire. Per esempio, Alan Dean Foster definì la morte dei protagonisti del film precedente un'oscenità vera e propria. James Cameron addirittura la prese quasi sul personale, come uno schiaffo in faccia a lui e a tutti i fan di Aliens. Michael Biehn, dopo aver scoperto che Hicks sarebbe morto fuori scena, pretese e ottenne un compenso per l'uso della propria immagine nel film; superiore, per giunta, a quanto guadagnato per l'intero Aliens.

Locandina originale di Alien 3, uscito nelle sale nel 1992


Cosa si nasconde davvero sotto il caos: fede, sacrificio, mortalità

Però, va detta pure un'altra cosa: vero che Alien 3 è 'na caciara di sceneggiature buttate, riscritte, buttate e riscritte di nuovo al volo, questo sì. Intanto, non tutte quelle idee scartate erano idee di merda, insomma. Qualcosa di buono e tematicamente coerente è comunque sopravvissuto fino allo schermo e vale la pena raccontarlo.

Fiorina 161: una prigione pensata per fare paura anche sulla carta

Un dettaglio di worldbuilding molto interessante, riguarda proprio Fiorina 161 che viene definita, esplicitamente nei materiali del film, una "double Y chromosome work correctional facility"; cioè una colonia penale per detenuti con un cromosoma Y doppio. Questo, in effetti, non è un dettaglio buttato a caso: in realtà affonda le radici in una teoria pseudo-criminologica reale legata al cariotipo XYY, diffusa tra gli anni '60 e '70, secondo cui gli individui con un cromosoma Y in più sarebbero statisticamente più predisposti alla violenza e al comportamento criminale. Teoria oggi completamente screditata, ma all'epoca abbastanza diffusa da finire nell'immaginario popolare.

Usarla per descrivere i detenuti di Fiorina 161 è un modo elegante, tipico del periodo in cui la distopia era ancora indicata come fanta-sociologia, per marcare il pianeta come un luogo pensato apposta per contenere la violenza più "irrecuperabile". Coerentemente col fatto che i detenuti stessi, guidati da Dillon (Charles S. Dutton) si sono convertiti collettivamente a una fede apocalittica millenarista, l'unica cosa rimasta a dare loro un senso in un luogo di reclusione perpetua.

Dillon (Charles S. Dutton) e i detenuti di Fiorina 161, convertiti a una fede apocalittica millenarista


Questo elemento religioso, tra l'altro, non è che viene fuori, così, di botto, nello script di Fincher: è un'eco diretta della sceneggiatura scartata di Vincent Ward, quella ambientata sul planetoide-monastero di legno abitato da monaci luddisti. Il progetto di Ward venne cestinato quasi per intero, ma il punto tematico — una comunità maschile isolata, votata a una fede rigida che legge l'arrivo dell'alieno come punizione divina — è sopravvissuto, trasferito semplicemente da un monastero a una prigione.

Ripley come figura sacrificale

Il finale di Alien 3, poi, costruisce, forse anche solo per intuito visivo più che per disegno consapevole vista la produzione caotica, un'iconografia che è difficile non leggere in chiave religiosa. Ripley, scoperto di avere una regina xenomorfa che le sta crescendo in corpo, si getta nella fornace di piombo fuso con le braccia aperte, in una posa esplicitamente cruciforme in un sacrificio volontario per impedire che la Weyland-Yutani metta le mani sull'embrione.

Ripley si getta nella fornace in una posa cruciforme nel finale di Alien 3


Questo è l'ultimo atto di una donna che per tre film consecutivi ha sempre e solo cercato di sopravvivere. Mentre qui, per la prima e unica volta, sceglie consapevolmente di morire per impedire un male più grande. Se Alien era la storia della sopravvivenza individuale, Aliens quella della maternità ritrovata — con Ripley che guadagna una figlia surrogata in Newt — Alien 3 nega deliberatamente a Ripley qualunque conforto: le porta via Newt nel giro dei primi cinque minuti, la lascia sola e rasata a zero come in un luogo dove l'unica religione è l'attesa della fine.

Effettivamente, se letta così, la trilogia originale acquista un arco tematico completo che va ben oltre la semplice escalation action vista tra un film e l'altro: sopravvivenza, famiglia e infine — a costo di infrangere ogni aspettativa del pubblico — la resa dei conti con la propria mortalità. Non è un caso che Fincher stesso, pur disconoscendo il film per il resto della sua vita, non abbia mai rinnegato quel finale: è rimasto, probabilmente, l'unico elemento della produzione che è riuscito a imporre fino in fondo, contro tutto e tutti.

Un copia e incolla che, nonostante tutto, dice qualcosa

Al di là di tutto questo, resta il fatto che la storia produttiva di Alien 3 è quasi più interessante del film stesso. In buona sostanza, il film in sé è un copia e incolla di quanto già visto nel primo Alien — stesse situazioni, stesse dinamiche, stesse meccaniche di avanzamento della trama. Una cosa piuttosto misera, se vogliamo; e il bello è che per quanto misero, anche solo raggiungere questo risultato è stato un autentico miracolo produttivo.

Sia chiaro: a uno Alien 3 può piacere quanto vuole; anche e soprattutto in virtù dei miglioramenti apportati dall'Assembly Cut, che aggiunge circa mezz'ora di scene tagliate — come lo xenomorfo che nasce da un bue anziché da un cane, scelta non casuale visto il contesto quasi-monastico appena descritto. Il problema è che questa edizione arrivò ben dodici anni dopo l'uscita in sala; e per quante migliorie possa apportare, non basta certo a ribaltare il giudizio complessivo sul film uscito nelle sale nel '92.

Scena tagliata dell'Assembly Cut di Alien 3, con lo xenomorfo nato da un bue


Alien 3, che lo si detesti o lo si ami alla follia, resta un brutto film per tanti, troppi motivi. Roger Ebert lo descrisse come uno dei più bei "brutti film" mai visti — un giudizio che, ancora oggi, resta probabilmente il modo più onesto per sintetizzare l'intera faccenda: un trionfo sul piano visivo, un disastro su quello narrativo.

Ebbene, detto questo, anche per oggi è tutto.

Stay Tuned ma soprattutto Stay Retro.

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