Prometheus. Di Ridley Scott. Benissimo. Dunque? Ecco, in linea di massima il problema di Prometheus è questo: effettivamente, uno da dove dovrebbe cominciare a parlarne? Perché il film si presta a essere raccontato in mille modi diversi e ognuno, rischia di essere parziale in quanto Prometheus è un film estremamente particolare: bello, sì. Infognante, certamente. Da vedere, senza dubbio ma, dulcis in fundo, montato e tagliato letteralmente alla porcaputtana. Tanto da prendersi più fischi e pernacchie del necessario. Insomma, il ragazzo c'ha le capacità ma non si impegna.
La trama: cosa succede in Prometheus
Il film inizia con 'sta splendida carrellata di vallate, laghi e montagne; paesaggi suggestivi, di un mondo apparentemente alieno e deserto. Sul ciglio di una cascata vediamo un enorme disco volante in procinto di partire: solo che qualcuno viene lasciato a piedi. Rimasto solo, l'Ingegnere — perché di questo si tratta — beve un liquido nero, denso, tipo sbobba; e quanto pare non è stata un'idea brillantissima: il corpo comincia a disgregarsi e cadendo nella cascata sottostante, innesca una reazione biogenetica col proprio DNA, disperdendolo nell'ambiente.
Stacco. Terra, Isola di Skye, Scozia. Anno 2089. Gli archeologi Elizabeth Shaw e Charlie Holloway in una grotta scoprono un pittogramma che sembra dare credito alla teoria degli antichi astronauti. L'idea è che quei disegni siano una mappa stellare che indica il punto d'origine di coloro che avrebbero, presumibilmente, creato la vita sulla Terra; che battezzano "Ingegneri", appunto. Sulla base di questa "intuizione", s'imbarcano in una missione dai costi semplicemente folli, ma finanziata da Peter Weyland, fondatore della Weyland Corporation. Scopo della missione, raggiungere il pianeta degli Ingegneri. A quanto pare, comodamente situato a qualche anno di coma dalla Terra.
Stacco. Anno 2093. L'astronave Prometheus è in vista di LV-223, la luna che Shaw e Holloway hanno dedotto essere l'origine degli Ingegneri. Durante il viaggio, l'unico sveglio è David (Michael Fassbender) leccatissimo androide in ciabattine che passa il tempo a pettinarsi e a guardare Lawrence d'Arabia a nastro. Comunque. David risveglia l'equipaggio dall'ibernazione, inclusa Meredith Vickers (Charlize Theron) supervisore dell'intera missione e autorità massima a bordo della Prometheus. Una donna talmente tutta d'un pezzo che appena uscita dalla capsula, mentre tutti stanno ancora cercando di non vomitare l'anima dal culo, lei subito si butta a terra a fare flessioni. Alé.
A ogni modo, una volta che più o meno tutti sono svegli, segue briefing d'ordinanza: essenzialmente, il succo è che i disegnini coi tizi che indicano le pallette in cielo, oltre che in Scozia sono stati trovati anche in altri luoghi, realizzati da popolazioni distanti fra loro nello spazio e nel tempo. Pertanto, la conclusione, giustamente è che quelle "pallette" altro non sono che una specie di mappa stellare condivisa. Così, eccoci qua: su uno scoglio deserto che fluttua nello spazio. In tutto questo, a dare man forte a tutta la manfrina, in videoconferenza interviene pure Peter Weyland - Guy Pearce truccato da vecchio in modo così buffo che Mrs. Doubtfire pare una donna vera - che pare stranamente ossessionato dall'idea di trovare gli Ingegneri.
Com'è come non è, il gruppo finalmente esce in esplorazione dei ruderi alieni trovati in loco e scopre, in sequenza: il corpo di un Ingegnere decapitato, rimasto intrappolato in una porta scorrevole mentre tentava di scappare da qualcosa; delle iscrizioni che David decifra, facendo apparire un ologramma in cui si vede un gruppo d'Ingegneri scappare da qualcosa di presumibilmente molto brutto; infine, un'intera stanza piena di cadaveri proprio di questi Ingegneri. Ora, il senso della logica o comunque anche solo il semplice buon senso, suggerirebbe di andarsene. Immediatamente. Siccome quelli che credevi i tuoi "creatori", stanno lì a marcire uccisi da qualcosa che forse potrebbe uccidere pure te nel giro di un rutto.
Invece no. Si va avanti. Raccolta la testa dell'ingegnere morto, si continua l'esplorazione fino a trovare una stanza dominata da un gigantesca testa di pietra, palese riferimento ai Moai su Rapa Nui - cioè i testoni di pietra dell'Isola di Pasqua, se non fosse chiaro - nonché piena di contenitori metallici simili a vasi canopi. All'insaputa di tutti, David frega uno di questi cilindri provocando la fuoriuscita di un liquido nero - probabilmente lo stesso Orzo Bimbo visto all'inizio del film - che infetta un gruppo di vermi che stava lì a bazzicare per i fatti propri.
Ora, vediamo di capirci bene: Ridley Scott o s'è svegliato una mattina cadendo di testa, oppure per qualche motivo non dev'essergli arrivato più il sangue al cervello. Perché quanto fatto per rendere Prometheus saldo, compatto e potente sia in fase di script che di girato è stato preso e buttato allegramente nel cesso.
Le scene tagliate che avrebbero cambiato tutto
Il montaggio finale di Prometheus è stato accusato, non senza ragione, di aver reso il film più confusionario di quanto avrebbe dovuto essere; e il motivo è semplice: diverse scene girate e poi eliminate avrebbero chiarito passaggi che nella versione uscita in sala, in poche parole, non si capiscono.
La sequenza d'apertura estesa.
Nella versione più lunga, l'atto di bere il liquido nero fa parte di un vero e proprio rituale: un Ingegnere anziano porge la tazza al giovane che si sacrifica, circondato da una serie di "confratelli" che assistono alla cerimonia. Questo lascia intendere un gesto compiuto per motivi mistico-religiosi, rendendo gli Ingegneri ancora più simili agli esseri umani nel comportamento, oltre che nell'aspetto. La scena venne tagliata proprio per mantenere un'aura più misteriosa attorno a loro. Va be', ancora ancora, questa è una scelta comprensibile.
Il flashback di Weyland giovane.
Perché truccare un attore quarantenne per farlo sembrare un centenario, se poi non lo si mostra mai giovane? In una scena eliminata — una delle prime girate, peraltro — David sveglia Weyland (rivelando così che era a bordo della Prometheus fin dall'inizio) per informarlo dell'arrivo imminente. Weyland ordina di non essere risvegliato finché non avranno trovato un Ingegnere vivo e torna a dormire. Dopodiché si "entra" nel suo sogno, dove si rivede giovane, maledicendo David per averlo svegliato prematuramente. Una sequenza apparentemente superflua, ma che in realtà avrebbe reso molto più chiara un'altra scena, anch'essa tagliata.
Il dialogo Shaw-Holloway e "non è una mappa, ma un invito".
Prima del briefing, un breve scambio tra i due archeologi: Shaw teme che li prenderanno per pazzi, Holloway la rassicura. Poco dopo, discutendo della ricostruzione della mappa con Fifield, emerge una frase chiave, poi tagliata: "Non è una mappa. È un invito." Una singola riga che avrebbe ribaltato il senso dell'intera missione.
Millburn e i vermi.
Dopo la scoperta della sala col testone gigante, una tempesta costringe il gruppo a ripiegare sulla nave, lasciando indietro Fifield e Millburn, isolati nel mausoleo alieno. Qui incontrano gli Hammerpede - delle creature simili ai serpenti terrestri - e uno di questi attacca Millburn. Nella scena tagliata, invece, si vede Millburn entusiasta scoprire uno di quei vermi non ancora entrato in contatto con la melma nera, perché sarebbe la prima forma di vita extraterrestre scoperta dall'uomo più grande di un batterio. Questo spiegherebbe perché, di fronte all'Hammerpede, Millburn si comporti in modo così incautamente giocoso. Oltre a chiarire che i vermi sono una specie autoctona di LV-223, mutata dal contatto con la melma.
Il vero volto di Fifield.
Infettato dal verme alieno, Fifield si trasforma in una sorta di zombie e attacca il resto dell'equipaggio. Nei contenuti speciali del Blu-ray si vede che nella versione girata per intero, il suo aspetto era molto più vicino a quello dello Xenomorfo classico. Dettaglio poi ammorbidito nel montaggio finale.
Il vero confronto con l'Ingegnere.
Nel montaggio uscito in sala, David farfuglia qualcosa nella lingua dell'essere risvegliato che stranamente, però, s'incazza a bestia e stacca la testa a David di botto, uccide Weyland e si lancia all'inseguimento di Shaw. Fine, tutto molto rapido. Nella scena completa, invece, l'Ingegnere — uscito dalla capsula crio-statica — chiede effettivamente loro perché siano venuti fin lì. Weyland fa spiegare a David che la razza dell'Ingegnere è la chiave per realizzare il suo sogno di vita eterna. L'Ingegnere ascolta tranquillamente, finché Weyland non paragona se stesso a lui, mostrandogli proprio David, un sintetico creato dal nulla prodotto dalla sua società e auto-definendosi anche lui un dio e dicendogli pure che gli dèi non possono e non devono morire. Solo a quel punto l'Ingegnere s'incazza e la scena prosegue come nel montaggio finale.
Ecco, queste sono alcune delle tante parti troncate nel montaggio finale e diciamo che potrebbero, apparentemente, sembrare delle lungaggini inutili; dei riempitivi, volendo. Roba che una volta eliminata avrebbe reso più scorrevole il film. Invece no. Ché paradossalmente, non solo hanno indebolito la trama, ma hanno reso pure più difficile comprendere l'effettivo senso della storia.
Il significato di Prometheus: mito, teologia e la domanda senza risposta
Capiamoci: il titolo non è casuale. Nella mitologica greca, Prometeo è il titano che ruba il fuoco agli dèi dell'Olimpo per donarlo all'umanità — un atto di ribellione contro l'ordine divino, compiuto per dare agli uomini conoscenza e progresso. La punizione di Zeus è forse giusto un tantino sproporzionata: Prometeo viene incatenato a una roccia e ogni giorno, per l'eternità, un'aquila gli divora il fegato che però si rigenera durante la notte per essere divorato di nuovo il giorno dopo, in un ciclo di sofferenza infinita.
In realtà, il parallelo con Prometheus non è manco tutto 'sto sottile, insomma: Shaw e Holloway rubano, in un certo senso, la "conoscenza proibita" sull'origine dell'uomo, sfidando l'ordine naturale delle cose per scoprire chi siano i loro creatori e la punizione, anche qui, non tarda ad arrivare. C'è poi un secondo strato, forse ancora più diretto: il sottotitolo di Frankenstein di Mary Shelley, non a caso è Il moderno Prometeo. Victor Frankenstein crea la vita sfidando i limiti imposti dalla natura e viene "punito" dalla propria creazione. Weyland fa esattamente la stessa cosa con David; gli Ingegneri, prima di lui, lo hanno fatto con l'umanità. Prometheus non è quindi solo il nome della nave, ma la chiave di lettura dell'intero film, applicata a cascata a ogni livello della storia: gli Ingegneri creano l'uomo e ne vengono forse traditi o minacciati; Weyland crea David e ne viene ucciso; l'uomo cerca gli Ingegneri e ne viene quasi sterminato.
L'ispirazione dichiarata: von Däniken e gli antichi astronauti
In altre parole, il punto sta nel fatto che Alien è da sempre, in un modo o nell'altro, una sovrapposizione di temi teologico-religiosi diventati, man mano, sempre più evidenti. Anzi. Come detto, ma proprio nelle giusto due, righe sulla nascita di Alien, già nello script iniziale di Dan O'Bannon e Ronald Shusett era palese il riferimento ai culti mesoamericani, in cui il sacrificio umano e l'autosacrificio erano pratiche di "reciprocità energetica". Gli dei avevano sacrificato se stessi per creare l'universo; gli uomini dovevano "nutrire" il Sole e la Terra con il sangue per mantenere in funzione l'ordine cosmico e impedire la fine del mondo. Il sacrificio serve a evitare il collasso attuale, non ad attendere una venuta gloriosa, come nella parusia di matrice cristiana.
Appunto, il ciclo riproduttivo dello xenomorfo - uovo, facehugger, ospite, chestburster - richiede un sacrificio totale dell'ospite umano. L'essere umano perde la sua individualità e viene letteralmente "consumato" dall'interno per dare la vita a un'entità superiore e divina; o demoniaca. Dipende da come la si vuole vedere. Dan O'Bannon e Ron Cobb, spiegarono pure nelle note di produzione che lo xenomorfo aveva tre fasi cicliche distinte che legavano la riproduzione alla sottomissione di un terzo elemento (l'ospite). Senza un corpo da sacrificare, la specie si ferma. La morte dell'uomo è la precondizione biologica per la nascita dell'alieno. Vedi i Miti Mesoamericani: per far nascere il Quinto Sole (l'era attuale) gli dei dovettero gettarsi nel fuoco sacrificale a Teotihuacan. La vita nasce solo da una morte rituale violenta. Lo xenomorfo incarna questo principio biologico in modo brutale e parassitario.
Ridley Scott, ragionando sempre in termini storico-mitologici, ha semplicemente aggiunto un ulteriore elemento cultistico, ma di tipo cristiano. In un'intervista con Don Shay, Scott disse appunto: "Avevamo sempre parlato e giocato con l'idea degli assoluti, del bene e del male. E se l'Alien fosse stato davvero... cos'era? Era il volto del Diavolo? Era il volto del drago? Perché se si guardano manoscritti storici, incisioni e immagini, da qualunque luogo provengano, che sia la Cina, l'Europa o qualsiasi altra nazionalità, c'è una sorta di continuità nell'idea del demone, così come c'è per il drago".
Oltretutto, Scott non ha mai fatto mistero di essersi ispirato a Chariots of the Gods? - qua da noi Gli extraterrestri torneranno - celebre libro del 1968 di Erich von Däniken, capostipite della teoria degli antichi astronauti: l'idea secondo cui civiltà extraterrestri avrebbero visitato la Terra nella preistoria, influenzando lo sviluppo umano e venendo scambiate per divinità dalle culture antiche. In un'intervista, Scott disse: "NASA e Vaticano concordano sul fatto che sia quasi matematicamente impossibile che noi si sia arrivati dove siamo oggi senza un piccolo aiuto lungo la strada... È quello che esploriamo nel film, alcune delle idee di von Däniken su come siamo comparsi noi umani."
In questo senso, le pitture rupestri che Shaw e Holloway rintracciano in giro per il mondo, tutte raffiguranti la stessa figura che indica lo stesso gruppo di stelle, sono un rimando diretto e dichiarato alle "prove" - piramidi, geoglifi di Nazca, iconografie religiose antiche, tutte lette come testimonianze di contatti con esseri superiori - che von Däniken citava nei suoi libri. Prometheus prende questa pseudo-teoria e la porta alle sue estreme conseguenze narrative, chiedendosi: e se fosse vera? Se andassimo davvero a bussare alla porta di casa dei nostri presunti creatori?
Il dettaglio tagliato che avrebbe cambiato la lettura religiosa del film
C'è un aneddoto, poi, rivelato dallo stesso Scott in un'intervista che vale la pena raccontare per intero, perché chiarisce quanto in profondità Prometheus volesse spingersi sul piano teologico. Nella sceneggiatura, in una fase di sviluppo, si prendeva in considerazione l'idea che uno degli Ingegneri fosse Gesù Cristo in persona, tornato sulla Terra. Cioè, sì. Proprio Gesù Cristo. Fatto coerente con la cronologia della missione, dato che la morte del "sacrificio" mostrato in apertura avrebbe preceduto di poco l'inizio dell'era cristiana.
Scott stesso ammise che l'idea venne scartata perché ritenuta "troppo scoperta" (too on the nose). Il fatto che fosse anche solo stata considerata, però, dice moltissimo su quanto Prometheus voglia essere, prima ancora che un film di fantascienza, una riflessione mascherata sulla sostituzione di Dio con una razza aliena e un modo per raccontare la crisi di fede contemporanea senza nominarla direttamente.
Perciò la scena d'apertura — l'Ingegnere che si sacrifica bevendo il liquido nero, disintegrandosi per generare nuova vita — non è soltanto una sequenza di worldbuilding: è un atto quasi eucaristico, un dio che offre il proprio corpo per creare l'umanità. Che la si legga come parodia o come omaggio, l'immaginario cristiano è lì, esposto senza troppi filtri. E non è un caso isolato nella saga: la stessa ossessione per fede, morte e sacrificio tornerà a esplodere qualche anno dopo, nella cronologia della serie, in Alien 3, altro film che si regge quasi per intero su un'iconografia religiosa portata all'estremo.
Weyland, David e la catena spezzata dei padri
Da questo punto, Prometheus costruisce una catena di paternità fallita che si ripete a ogni livello. Gli Ingegneri creano l'uomo, ma qualcosa va storto — forse un tradimento, forse un esperimento sfuggito di mano — e decidono di sterminarlo, come suggerisce l'arsenale di armi biologiche trovato su LV-223. Peter Weyland crea David, un figlio artificiale perfetto, ma non riesce ad amarlo come tale: lo tratta da strumento, non da erede, arrivando persino a dire in sua presenza che David "non ha un'anima" perché privo dei difetti umani. Weyland, a sua volta, si mette in viaggio per incontrare i propri "creatori" nella speranza di ottenere l'immortalità — cercando, cioè, di essere trattato da figlio prediletto da chi lo ha, semmai, generato solo indirettamente attraverso la specie umana.
David, dal canto suo, osserva questa catena di fallimenti paterni con un distacco che è già, di per sé, un giudizio. Non è un caso che proprio David sarà, come confermerà pochi anni dopo Alien: Covenant, l'artefice consapevole della genesi dello xenomorfo classico — l'unico membro di questa catena di creatori delusi a compiere, fino in fondo e senza remore morali, l'atto di generare qualcosa di perfettamente e deliberatamente distruttivo. Se gli Ingegneri hanno forse creato l'uomo per errore o per un progetto poi fallito, David crea lo xenomorfo con piena intenzione e cognizione di causa. In altre parole, David è l'unico vero "genitore" del film che sa esattamente cosa sta facendo e perché.
Il collegamento con Alien (1979): cosa spiega davvero Prometheus
Ora, uno dei meriti più sottovalutati di Prometheus è aver dato finalmente un contesto al relitto alieno e allo Space Jockey del film del 1979, la creatura fossilizzata, seduta al suo posto di pilotaggio che per oltre trent'anni era rimasta un mistero irrisolto nella mitologia della saga. Prometheus rivela che lo Space Jockey non era un essere unico e misterioso, ma un Ingegnere. Oltretutto un pilota di una delle tante navi cariche di liquido nero, la "bio-arma" che dà origine, attraverso mutazioni successive, a organismi sempre più simili allo xenomorfo classico.
LV-223, dov'è ambientato Prometheus, non è LV-426, il pianeta di Alien; ma è praticamente un avamposto dello stesso programma di armi biologiche: gli Ingegneri, a quanto pare, stavano sviluppando un'arma capace di sterminare l'umanità, forse come punizione, forse come esperimento andato storto molto prima che gli eventi del film cominciassero.
Questo ribalta completamente la lettura originale di Alien: il derelict non era un incidente isolato, una nave aliena "trovata per caso" da un equipaggio sfortunato. Era, semmai, una delle tante fabbriche mobili di un'arma progettata a tavolino e la Nostromo, dieci anni dopo Prometheus nella cronologia interna della saga, s'è semplicemente imbattuta in una di queste fabbriche.
Perché Prometheus divide ancora oggi
Premesso che dal '79 a oggi Ridley Scott ha avuto un ruolo sempre più marginale su Alien, trasformatosi nel frattempo in un franchise di proporzioni stellari, per anni ha accarezzato l'idea di riappropriarsi della sua creatura. Ora, parliamoci chiaramente: Prometheus non è un semplice prequel, 'na roba buttata lì, giusto per fare cassa; ma un'esplorazione di tutto ciò che restava non detto nella storia raccontata nel '79.
Il problema è che Prometheus è un magnifico film di fantascienza, tanto più interessante perché solleva domande sull'origine della vita umana lasciandoti abbastanza libero di dare le tue risposte. Naturalmente, il debito verso 2001: Odissea nello spazio è palese: entrambi i film iniziano con una scia di indizi sulla Terra che spinge i protagonisti a diventare esploratori dello spazio, oltre che a chiedersi cosa ci sia "oltre". Cosa affascinantissima, sì, ma pure il grosso guaio del film.
Nel senso, al di là delle scene tagliate e degli script rimaneggiati, aver creato una mole d'aspettative così grande ha finito per scontrarsi inevitabilmente con due cose: da un lato, i pipponi fanta-psico-mistico-religiose che Scott vuole elaborare nel suo personalissimo pantheon ma impossibili da sviluppare pienamente in due ore di film; dall'altro, le prospettive del fan tipo, quello cioè abituato e che vuole solo l'alieno cattivo che fa pezzi-pezzi la gente e invece, davanti s'è trovato un'accozzaglia di pippe e pippette psico-esistenziali.
Ecco, alla fine della fiera, Prometheus resta sicuramente un film da guardare; magari pure più di una volta. Certo, può piacere come che no, questo è ovvio e indiscutibile. Ciò che non si può discutere, però, quello è il quadro generale: il coraggio, cioè, con cui Ridley Scott ha affrontato la situazione. Il coraggio di fare qualcosa di diverso. Perché quando si tratta di mettere mano a franchise di una certa importanza, molti rinunciano a priori, oppure, se ci provano, lisciano malamente perché le pressioni sono tropp e si perde così il coraggio di osare. Questo, alla lunga, cancella la differenza tra il rimando che ci si aspetta — che deve esserci pure, ovviamente — e il ripetere lo stesso pappone all'infinito.
Per estensione, se vista in prospettiva la domanda è piuttosto semplice: se Prometheus non fosse uscito così com'è, ipoteticamente, come avrebbe dovuto essere per venire davvero apprezzato? Tipo l'ennesima, "originalissima" storia di un gruppo di tizi che si scontra col mostro e fine, a posto così?
Detto questo, anche per oggi è tutto.













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