Cinema

Retrospettive

Poster di Doom, film del 2005 adattamento dell'omonimo videogame con Dwayne The Rock Johnson  e Karl Urban


Prendi Dwayne "The Rock" Johnson e mettilo assieme a Karl "Butcher" Urban. Dopodiché, prendi Doom: il gioco più violento, sanguinoso, frenetico e icona indiscussa degli anni novanta; poi schiaffaceli tutt'e due dentro. Testo-macho-eroico-sterone armato a ignoranza e pistoloni contro le orde dell'inferno. Nello spazio. Yeah! Con una roba del genere, cosa potrebbe mai andare storto? Cioè, a parte tutto, insomma.

Proviamo a metterla in questo modo: proprio come non puoi spiegare i colori a un cieco, così non puoi spiegare certe cose. Sì, nessuno dice che non puoi provarci, certo. Però, per quanto bene uno le possa spiegare, ci sono cose devono necessariamente essere vissute per essere capite. Tipo, la soddisfazione che dava il rumore dello scatto quando tiravi la copertura a molla dei floppy disk, per dire.

Oppure, il suono del glorioso modem 56k quando cercava di stabilire una connessione attraverso la normale linea telefonica: per anni, quello strano gracchiare metallico è stata "la voce" dell'internet. Oppure ancora, fare avanti e indietro dall'edicola verso la fine del mese, sperando che fosse finalmente arrivato il nuovo numero della tua rivista di videogiochi preferita. Eh, bei tempi, signora mia. Bei tempi; il pleistocene, proprio.

Perché Doom (1993) è stato un punto di non ritorno per gli sparatutto

Vista del pianeta Marte in Doom film del 2005 con The Rock e Karl Urban


Il punto è che tutto questo non ha più alcuna rilevanza: appartiene a un tempo lontanissimo. Il tempo dei miti e delle leggende, quando gli antichi dèi erano crudeli e meschini. Oggi, in un'epoca in cui ogni anno, puntuale come la morte, esce il nuovo Call of Assassin Duty Creed – Vietnam Black Ops Combat Warfare 18, sai com'è, un gioco come Doom non è che sia chissà che grandissima cosa, eh. Anzi.

Tuttavia, nel 1993 le cose erano appunto poco poco diverse: non c'era assolutamente niente come Doom. Niente. A partire dalla grafica immersiva, passando dal sound design fino alla rappresentazione della violenza, Doom è stato semplicemente rivoluzionario. Il gameplay poi era semplice, velocissimo e in grado di enfatizzare al massimo la tensione creando un senso d'urgenza come mai prima di allora. Anzi. Già che ci siamo, tanto vale specificare pure un'altra cosa, va. 

Per anni, prima che si cominciasse a chiamarli first-person shooter e a identificarli come appartenenti a un genere vero e proprio, qualunque gioco presentasse le stesse meccaniche, veniva automaticamente indicato come "Doom clone". Cioè, un gioco "alla Doom". Giocato da circa venti milioni di persone a due anni dall'uscita, dati alla mano, non è difficile capire il perché Doom è diventato un'icona della cultura pop.

"Ma tu… tu sarai peggio. Falli a pezzi, finché non sarà finita!"

Struttura di ricerca Olduvai su Marte, in Doom film 2005 con The Rock e Karl Urban


Ora, spesso e volentieri la chiave del successo è la semplicità: come semplicità non fa rima con idiozia, così complicazione non fa rima con intelligenza, no? Ecco, in questo senso Doom non è che abbia un vero e proprio storytelling. Più che altro, in generale la trama si basa su una semplice backstory. Appunto, il protagonista è Doomguy: un generico marine ultra-cazzuto, assegnato alla Union Aerospace Corporation di Marte. L'Uac è un conglomerato multi-planetario impegnato in vari progetti top secret, portati avanti nei laboratori costruiti su Marte e le sue due lune, Fobos e Deimos.

La ricerca principale riguarda i viaggi spaziali interdimensionali e fino a un certo punto, tutto andava più o meno secondo i piani. Almeno fino a quando il gateway che collegava Fobos e Deimos è diventato instabile. Così, il satellite naturale Deimos finisce all'inferno. Letteralmente. Così, tramite il gateway rimasto aperto, i demoni infernali si riversano a frotte pure su Fobos e a 'sto punto comincia la mattanza. Allegria.

Obiettivo del giocatore: spaccare culi a nastro in una pioggia di sangue come se non ci fosse un domani. Bello, facile, veloce, ma soprattutto appagante. Zero complicazioni. Zero problemi. Doom era la quintessenza, proprio, di ogni singolo elemento in grado di esaltare il tipico maschio adolescente cresciuto a cavallo degli anni ottanta che non volevano morire e gli anni novanta che ancora cercavano disperatamente una propria identità. A 'sto punto, fare un film non era più una questione di come, ma solo di quando. Del resto, come puoi sbagliare con una roba del genere? Ti ci devi mettere d'impegno. Giusto?

Dal deserto del Nevada a Marte: la trama di Doom (2005)

Dwayne Johnson che interpreta Sarge in Doom film 2005 adattamento dell'omonimo videogioco


Doom film inizia spiegando che nel 2026 o giù di lì, nel deserto del Nevada venne ritrovato un portale per un'antica città su Marte. Il portale, successivamente ribattezzato Arca - giusto ché chiamarlo Stargate pareva brutto - è un varco spaziale, sì, ma non collega due punti qualsiasi dell'universo, però. Al contrario, spalanca una porta su qualcosa di decisamente peggio — e qui, visto che si parla di porte che si aprono sullo stesso posto, il collegamento nasce spontaneo: se ci volete buttare un occhio, qua stanno le due righe su Event Horizon. Comunque.

Passano vent'anni e siamo nel 2046. Nel frattempo, su Marte è stata allestita la struttura di Olduvai per condurre ulteriori studi sull'Arca e i suoi annessi e connessi. Naturalmente, segue poi cagnara d'ordinanza col fuggi fuggi generale e gli scienziati fatti a pezzi da qualcosa. Il Dr. Carmack (Robert Russell) capo della struttura, riesce a mettersi in salvo e avvisare la base sulla Terra che è in corso una Violazione di Livello 5. Perciò viene immediatamente contattata la Rapid Response Tactical Squad, super-squadrone di super-marines guidato da Sarge (The Rock). Il suo secondo, Reaper (Karl Urban) e tutti gli "altri".

Gli altri: cioè, le classiche svogliatissime sagome di cartone messe lì per fare numero e allungare il brodo. A ogni modo, arrivati sulla base dell'Uac su Marte, Sarge, Reaper e gli altri incontrano la dottoressa Samantha Grimm (Rosamund Pike). Sorella di Reaper, nonché scienziata "brillante" i cui studi in loco di antropologia avanzata (?) hanno portato a scoperte "stupefacenti".

Aperta e chiusa piccolissima parentesi: Samantha Grimm è la sorella di Reaper, il personaggio interpretato da Karl Urban, ok? Bene. Il vero nome di Reaper, si scoprirà in seguito, in realtà è John. John Grimm. Benissimo. Grimm… Reaper… aspe', ma suona proprio come Grim Reaper! Cioè, il Tristo Mietitore. Giocone di parole, proprio. Chiunque l'abbia pensato dev'essersi sentito sicuramente un genio in quel momento. Infatti nel film ci tengono pure a sottolinearla 'sta cazzata, ché altrimenti uno mica ci arriva, eh. Proprio come non ci arriva a capire che John e Samantha sono fratelli e si chiamano Grimm. "Fratelli Grimm".

Va be'.

Il cromosoma 24 e la laurea comprata: quando la sceneggiatura sbaglia i suoi stessi conti

I marines della Rapid Response Tactical Squad guidata da Sarge in Doom film 2005


A ogni modo, Samantha ha ricostruito uno scheletro completo di una donna marziana soprannominata "Lucy", rannicchiata nell'atto di proteggere suo figlio. Quindi spiega che gli antichi marziani erano una sorta di "super", diciamo: in pratica, tramite la bioingegneria questi sono stati in grado di aggiungere un ventiquattresimo cromosoma al loro stesso Dna. Capito? Questa è la grande svolta della trama: noi esseri umani di cromosomi ne abbiamo "solo" ventitré. 

Nella contorta logica del film, invece, questo cromosoma in più ha reso i marziani super forti, super intelligenti, super veloci e bla bla bla. Tuttavia molti di loro, a quanto pare, si sono trasformati in mostri. Perciò gli altri hanno costruito il portale trovato poi sulla Terra e sono diventati… beh, sì… noi, insomma. Lasciandosi dietro il cromosoma in più, naturalmente. Attenzione, ché mo arriva il bello: grazie alla dottoressa Grimm, gli scienziati di Olduvai sono riusciti a sintetizzare il siero in grado di donare il cromosoma extra. Bello, sì.

Peccato che il problema rimane lo stesso: c'è chi lo prende e diventa Superman e chi, invece, diventa un mostro. A quanto pare, il risultato è una conseguenza subordinata al fatto di essere buoni o cattivi. In altre parole, il siero è una specie di lotteria morale un po' come il T-virus nei fumetti di Resident Evil: stessa cazzata di base, solo che in Doom film è raccontata male e spiegata pure peggio. Appunto, sempre a detta della "brillante" dottoressa Grimm, il 10% del genoma umano non è ancora stato mappato. Già.

Uno dei mostri creati dal siero per aggiungere un cromosoma al DNA in Doom film 2005


Perciò, accenna, qualcuno ritiene che questa percentuale sconosciuta possa essere ciò che noi definiamo "anima". Sarebbe questa, dunque, l'incognita che impedisce di determinare le inclinazioni umane e per estensione, di non sapere chi diventerà un mostro o un Superman. Ora, seriamente, non c'è manco bisogno di fare battute su questa faccenda del cromosoma in più. Perché sarebbe come andare a pesca in un barile. Con la dinamite. 

La domanda, però, rimane e sorge spontanea: com'è possibile prendere una cosa tanto semplice e cazzuta come Doom e riuscire a renderla così eccezionalmente scema?

Cioè, capiamoci: a parte il fatto che la "dottoressa" se l'è chiaramente comprata la laurea, visto che nel 2046 non sa che la mappatura del genoma umano è avvenuta nel 2003, grazie al The Human Genome Project, il problema sta nel doloroso tentativo di fondere terminologia scientifica e linguaggio filosofico, così, a cazzo. Risultato: un cumulo di ridicole cazzate. Pure incredibilmente noiose, tra l'altro. Non solo non funzionano, ma ci si mettono pure i personaggi che spiegano e spiegano e rispiegano in continuazione le stesse cose, fino alla nausea.

Però, in compenso le cose poi peggiorano, eh.

La cosa buffa in tutto questo è che in due, David Callaham e Wesley Strick, nello scrivere soggetto e sceneggiatura del film di Doom, siano riusciti ad andare quanto più lontano possibile si possa immaginare da tutti gli elementi che hanno reso Doom quel che è. Un po' lo stesso discorso riguardo l'ingegneria genetica in Alien Covenant: il cinema di genere, quando prova a vestirsi da trattato di biologia, finisce sempre per andare a sbattere di faccia contro lo stesso identico muro.

Chiuso nella stanza d'albergo: il problema della messa in scena

Karl Urban che interpreta Reaper, una variante del Doomguy, in Doom film 2005 adattamento dell'omonimo videogioco


Il fatto è che dovremmo essere su Marte. A fare il culo ai mostri. In una frenetica orgia di sangue e mazzate. Una premessa simile è praticamente un passepartout per tutto, dove l'unico limite è l'immaginazione. In questo senso, sicuramente gli interni della stazione di ricerca su Marte sono affascinanti e pure ben fatti, certamente. Però il film proprio t'inchioda là dentro. In altre parole, Doom film è un po' come andare in vacanza ai Caraibi e poi restare tutto il tempo chiuso in stanza a fissare un poster con le splendide spiagge dei Caraibi. 

Essenzialmente, tutto si riduce ai marines sistematicamente uccisi uno a uno tra uno spiegone e l'altro. Spiegone, morte. Spiegone, morte. Spiegone, morte e così via. Cioè, una. Due. Volendo pure tre volte se la cosa è fatta bene, uno trova anche piacevole vedere i personaggi assaliti dai mostri mentre si muovono con circospezione nei corridoi bui. Alla quarta, quinta, settima, decima volta, per quasi due ore di film, di vedere sempre la stessa cosa cominci ad averne le palle pienissime, insomma.

La sequenza in soggettiva: cinque minuti che meritavano un film intero

La famosa sequenza in soggettiva che ricalca la visuale del gioco in Doom film 2005 con Karl Urban e The Rock


Eccezione che conferma la regola è la sequenza finale in POV che ricalca le dinamiche del gioco. Sì, vero che ci vogliono più di settanta minuti per arrivarci. Comunque per l'epoca, in cui non ti potevi semplicemente schiaffare una GoPro in fronte, questa è una sequenza assolutamente impressionante. Di grande impatto, molto accattivante e ben realizzata. Infatti, quei cinque minuti in soggettiva sono opera della collaborazione tra il supervisore degli effetti visivi Jon Farhat e il leggendario Stan Winston. 

Set, scenografie, effetti prostetici, CGI. L'estetica in generale è magnifica e di altissimo livello, molto al di sopra della media di quegli anni. Anche è soprattutto perché, farla in piano sequenza una cosa del genere era, chiaramente, impossibile. Per mettere in piedi tutto e dare l'impressione di vedere l'azione dal punto di vista del personaggio, ci sono voluti tre mesi di pianificazione e due settimane di riprese aggiuntive, usando una tecnica a metà fra whip pan e stop-motion. 

Naturalmente Doom film non avrebbero mai potuto realizzarlo per intero così. Non si sarebbe visto manco l'orizzonte del vasto oceano di danari che ci sarebbero voluti. Però, se solo avessero riversato nel film lo stesso impegno, estro creativo e fantasia che hanno impiegato per realizzare quei cinque minuti di sequenza, Doom avrebbe potuto essere un film eccezionale.

Tanto rumore per nulla: la lezione mancata

The Rock che usa il famoso fucile BFG in Doom film 2005, adattamento dell'omonimo videogioco


Magari non sarà il massimo come analogia, ma proviamo a capirci: per quanto discutibile possa essere, la pornografia è comunque puro e semplice intrattenimento. Diretto e finalizzato a un unico scopo, a cui arriva senza deviazioni. In questo senso, non c'è assolutamente nulla di complicato, no? Bene.

Adesso immagina il classico film pornozozzografico, ok? Pensa se mezz'ora se ne va solo per spiegare le origini dell'idraulico. Dopodiché, invece di mettersi a "tappare la perdita" della signora, parte 'sta pippa epocale con questi che si mettono a spiegare cos'è, com'è fatto e come si usa un preservativo. Quando, finalmente, arrivano al punto in cui cominciano a darsi da fare, si fermano ogni volta per descrivere ogni singola cosa che stanno facendo. Però con lo stesso tono di Alberto Angela che illustra la caduta di Cartagine.

Ce l'ha, fosse anche solo un minimo, senso una cosa del genere? No. Appunto, Doom film è praticamente questo: una cosa molto semplice, ma soprattutto molto divertente, sepolta sotto una valanga di cazzate senza senso.


Detto questo, anche per oggi è tutto

Stay Tuned, ma soprattutto Stay Retro.

Nessun commento:

Posta un commento